Benvenuti

Siamo lieti di presentarvi il Blog ufficiale dell' associazione Mary Astell ,dove condivideremo con voi le idee, i pensieri e l'organizzazione di eventi per rendere migliore la nostra città...Proviamoci insieme!

sabato 10 novembre 2012

SICULI E FONDAZIONE DI SIRACUSA

E' stato stabilito che il primo insediamento umano in Sicilia risale al paleolitico superiore durante l'ultima glaciazione dell'era quaternaria. Nel periodo successivo della preistoria,quello neolitico,all'inizio del IV millennio a.C. compaiono, anche presso di noi, popolazioni più evolute,provenienti probabilmente dalla Siria settentrionale o dall'Anatolia che risalendo la penisola balcanica ,dopo essere discesi lungo la penisola italica hanno attraversato lo stretto di Messina.
Tracce di questa civiltà sono state ritrovate a STENTINELLO nei pressi di Siracusa ed in minor misura al Plemmirio. Usavano vivere in capanne raggruppate in villaggi, usavano strumenti di basalto ed ossidiana, fabbricavano ceramica graffita ed usavano seppellire i loro morti in tombe scavate nella roccia a forma di grotta. Questo tipo di inumazione si manterrà sino all'invasione greca. Oltre che nelle Isole Eolie,la civiltà delle prime due fasi dell'età del bronzo si ritrovano presso CASTELLUCCIO nei pressi di Noto e quella di THAPSOS,nei pressi di Siracusa. 
Nella terza fase del bronzo si collega nella nostra zona la presenza dei SICULI ,popolo di provenienza italica,affine agli Ausoni. L'insediamento di questo popolo sarebbe durato dal XIV-XIII sec a.C. sino all'arrivo dei greci,nel VII sec a.C. 
Secondo la tradizione le prime colonie greche risalgono all'ottavo secolo a.C. anche se non si può negare che siano mancate relazioni prima delle immigrazioni delle colonie. La necessità di dare uno sfogo alle accresciute popolazioni fu il movente principale dell'emigrazione greca. 
Una colonia di Calcidiesi ,guidata da TEOCLE si spinse ,non prima del 735 a.C. a fondare la città di Nasso.
Successivamente una colonia di Corinzi fondò Siracusa nel 734 a.C. ARCHIA sbarcò in Ortigia ,ne scacciò i Siculi ed impiantò la sua colonia. Secondo alcuni la città avrebbe avuto nome NASOS, secondo la leggenda i nomi di Ortigia e di Siracusa sarebbero derivati da quelli delle due figlie di Archia,che potrebbero simboleggiare la città che sorgeva all'Ortigia ed un'altra città o borgo che sorgeva nella costa dell'Isola presso l'Anapo, che più tardi prese il nome di Acradina.



Marcello Lo Iacono.



Questo è stato il primo capitoletto della Storia di Siracusa.
Inauguriamo oggi una nuova rubrica: La Storia di Siracusa con un Click,tenuta dal Sign. Marcello Lo Iacono,che ha deciso di mettere a nostra e vostra disposizione la sua conoscenza.
Per questo Lo ringraziamo Vivamente. 
 Ass. Mary Astell.

martedì 6 novembre 2012

Mille note: Mina

Anna Maria Mazzini, in arte Mina, nacque a Busto Arsizio il 25 Marzo 1940 da una famiglia benestante la quale nel 1943 si trasferì a Cremona, e qui Anna Maria lasciò gli studi di ragioneria al 4° anno per dedicarsi alla musica, soprattutto ai dischi di rock'n'roll che in Italia arrivano dagli U.S.A. 
Proprio in quegli anni formò un complesso, gli "Happy Boys", dove in una delle serate di esibizione conobbe David Matalon, titolare della Italdisc, una piccola etichetta discografica, David le offri un contratto discografico con il quale debuttò nel mondo della musica con lo pseudonimo di Mina. 
Ben presto, Mina, sostituisce gli "Happy boys" con un altro complesso, i "Solitari", ed è proprio con loro che al "Festival rock" che si tiene nel 1959 a Milano presenta un brano lanciato qualche mese prima al Festival di Sanremo da Betty Curtis e Wilma De Angelis, "Nessuno": la sua interpretazione stravolge la canzone, rendendola più rock grazie ad un cantato swing che la carriera di Mina decolla. 
Il settimanale "Sorrisi e Canzoni" le dedica la copertina, con la scritta "Nel mondo della canzone è esplosa una Mina". Il successo discografico continua con "Tintarella di luna", "Folle banderuola", "Serafino campanaro" ed "Una zebra a pois" (quest'ultima scritta da Lelio Luttazzi), e nel 1960 Mina diventa un grande successo una canzone scritta da un nuovo cantautore emergente genovese, Gino Paoli, "Il cielo in una stanza". 
Nel 1961 Mina approda al Festival di Sanremo con "Io amo tu ami" e "Le mille bolle blu" ma non riesce a vincere e decide di non partecipare più al Festival anche perché, la "Tigre di Cremona" (così comincia a soprannominarla la stampa) reincide dei brani che a Sanremo passano inosservati immeritatamente. Nello stesso anno però scoppia il "caso Mina": la cantante conosce l'attore Corrado Pani e se ne innamora diventando l’ amante di un uomo sposato, restando incinta. La rigida morale bacchettona dell'epoca non può tollerare una cosa del genere, per cui Mina viene inserita nella "lista nera" degli ospiti indesiderati in Rai. 
Non potendo più apparire in trasmissioni televisive per promuovere i suoi dischi inizia la sua ascesa discografica. Il 18 Aprile 1963 nasce Massimiliano Pani, che la mamma soprannomina "Paciughino" e che avrà un brillante futuro come arrangiatore e musicista. Nel frattempo continuano uscire dischi di Mina, tra cui una canzone scritta da Dario Fo, "Stringimi forte i polsi", "Stessa spiaggia stesso mare" e "La ragazza dell'ombrellone accanto", ma il boicottaggio radiotelevisivo ha come conseguenza un calo nelle vendite, per cui la Italdisc non le rinnova il contratto.
Mina passa allora alla Ri-Fi il cui direttore, Tonino Ansoldi, è l'unico discografico che ha ancora fiducia in lei. Il rilancio avviene nel 1964 con due 45 giri, "Città vuota" e "E' l'uomo per me", e nel 1965 con due delle più belle canzoni mai cantate da Mina: "Un'anno d'amore" e "E se domani", canzone presentata al Festival di Sanremo del 1965 con scarso successo.
 Anche la Rai deve cedere, e la richiama per condurre uno show costruito su misura per lei, "Studio Uno": in questa occasione Mina lancia una canzone scritta dal maestro Bruno Canfora appositamente per mettere in evidenza il suo talento vocale, "Brava".
 Nel 1965 una grave tragedia si abbatte sulla cantante: muore il fratello Alfredo in un incidente stradale.
Mina fatica a riprendersi dallo choc ma prosegue al meglio il suo lavoro, tanto che nel 1968 festeggia i primi dieci anni di carriera proprio in quel locale che l'aveva vista esibirsi per la prima volta, la Bussola, dove fra l'altro registra anche il suo primo album dal vivo che, per inciso, è anche il primo album live mai realizzato da una cantante italiana.
 Le cose sembrano essersi ristabilite per il meglio quando un altro incidente stradale spezza quella felicità che Mina aveva cercato faticosamente di ricostruirsi, in specie dopo la fine della relazione con Pani. 
Nel 1973 perisce in uno scontro frontale il marito Virgilio Crocco, giornalista del Messaggero, che aveva sposato 3 anni prima e dal quale nel 1971 aveva avuto la figlia Benedetta.
 Nel 1974 presenta con Raffaella Carrà "Mille Luci": sono le sue ultime apparizioni televisive.
 La sigla finale del programma è "Non gioco più" e infatti Mina non solo abbandona la televisione, ma smette anche di fare concerti dal vivo. Fa eccezione nel 1978, quando ritorna alla Bussola per i suoi venti anni di carriera e registra il suo terzo e ultimo live (il secondo era uscito nel 1972). Da questa data Mina resta in contatto col suo pubblico con un album all'anno, ma anche con articoli su riviste e trasmissioni radio. 
I suoi fans hanno potuto assistere al suo ultimo concerto, nel 2001, non dal vivo, ma attraverso Internet.
 Il 10 gennaio 2006, a Lugano, dopo 25 anni di convivenza, ha sposato il compagno, il cardiologo Eugenio Quaini.
Secondo la legge svizzera la sposa prende il cognome del marito, così il suo nome attuale è Anna Maria Quaini terminando (ma ancora non è detta l’ultima parola, anzi l’ultima nota) la carriera della cantante Italiana Mina.



Alessandra Santorino.

venerdì 2 novembre 2012

La Storia di Jack O'Lantern

Perchè si usano le zucche ad Hallowen? 
La leggenda narra che un fabbro irlandese di nome Jack, un ubriacone taccagno, ebbe la sventura di incontrare il Diavolo in un pub, alcuni dicono nella notte di Halloween. 
Jack aveva bevuto troppo e stava per cadere nelle mani del Diavolo, quando riuscì ad imbrogliarlo offrendo la sua anima al Diavolo in cambio di un'ultima bevuta.
 Il Diavolo si trasformò in una moneta da sei pence per pagare l'oste e Jack riuscì velocemente a mettersi quella moneta nel borsellino. Poiché Jack teneva lì anche una croce d'argento, il Diavolo non poteva tornare alla sua forma originaria. Jack lasciò andare via il Diavolo solo a patto che questi gli promettesse di non reclamare la sua anima per i successivi 10 anni. Il Diavolo accettò. Dieci anni dopo Jack lo incontrò di nuovo mentre camminava lungo una strada di campagna.
 Il Diavolo era tornato per la sua anima, ma Jack, riflettendo velocemente, gli disse: "Verrò, ma prima potresti prendermi una mela da quell'albero?". Il Diavolo, pensando di non aver nulla da temere, balzo sulle spalle di Jack per prendere la mela. Jack tirò fuori un coltello e intagliò una croce sul tronco dell'albero. Questo lasciò il Diavolo a mezz'aria, incapace di raggiungere Jack o la sua anima. Jack gli fece promettere di non tornare mai più per reclamare la sua anima e, non vedendo via d'uscita, il Diavolo acconsentì. 
Nessuno tramanda come il Diavolo riuscisse a tornare di nuovo a terra!
Quando alla fine Jack morì, anni dopo, non fu ammesso in cielo, a causa della sua vita dissoluta, da ubriacone e truffatore. Così si recò all'entrata dell'inferno, ma il Diavolo lo rimandò indietro perché aveva promesso di non prendere mai l'anima di Jack.
 "Ma dove posso andare?", chiese Jack.
 "Torna da dove sei venuto!", gli rispose il Diavolo. 
Ma la strada del ritorno era buia e ventosa. Jack implorò il Diavolo di dargli almeno una luce per trovare la giusta via e il Diavolo, spazientito, gli gettò un carbone ardente che proveniva dalle fiamme dell'inferno. 
Per illuminare il cammino e per non farlo spegnere dal vento, Jack lo mise in una rapa che stava mangiando. Da allora Jack fu condannato a vagare nell'oscurità con la sua lanterna, fino al Giorno del Giudizio.
 Jack della lanterna (Jack o'Lantern) da allora fu il simbolo delle anime dannate. Si sarà notato che nella leggenda si parla di una rapa e non di una zucca. La spiegazione a ciò sta nel fatto che gli irlandesi, sbarcati in America, non ebbero più a disposizione il loro tubero e ricorsero alle grosse zucche gialle, facilmente reperibili nella nuova terra. 



Carmen Santorino

mercoledì 31 ottobre 2012

La notte delle streghe!

“… Dodici rintocchi squarciano la notte scura
 La danza delle streghe signore di paura
 Dalle tenebre sorgete lento
 il fuoco nero brucia 
 Spettri nel castello fate il vostro ballo”
                                                                                                (“La danza delle streghe” – G. Ponte)



 Spiriti e spiritelli eccoci giunti alla notte delle streghe. Mentre intaglio una grande zucca con un bel sorriso sdentato in onore del compleanno del mio papà ( mi piace pensare che invece della cicogna quel giorno fu una streghetta su una scopa a lasciare il fagottino con il mio babbo \ bebè!), faccio zapping e trovo un film in tema con questa notte di mistero. 
Mi fermo solo perché vedo due grandi attrici: la Kidman e la Bullock.
 Penso: sarà un bel film! Anche no.
 Per la serie, la veste non fa il monaco. Sono due sorelle,molto legate, i cui genitori sono morti di una morte violenta. 
Vengono accolte da due zie, le cui abitudini e modi di vivere riveleranno presto la loro natura di streghe. Cresceranno queste due bimbe tra pozioni e incantesimi. Le porteranno a ballare nude la notte di mezza estate, le insegneranno come far levitare gli oggetti, preparare intrugli ed erbe miracolose. Solo la più piccola, la Kidman, accetta questa novità con gioia, mentre la più grande e posata Sandra, si rifiuta di riconoscere tale appartenenza e decide di intraprendere una vita “ normale” .
 In paese tutti sospettano e spettegolano sui loro poteri, sulle stravaganze che le circondano e addirittura si inventano fatti e misfatti che li certificano. Ovviamente tutto ciò le fa vivere in un ambiente ostile e presto la piccola Nicole scappa con il primo che capita per sfuggire alla monotonia del paese e ai continui sberleffi. Sandra rimane e si ostina a vivere una vita libera da ogni “intrusione” da parte delle zie. La lontananza dalla sorella la fa sentire ancora più sola, così le due streghe, intenerite dalla malinconia che affligge la nipote, preparano un incantesimo. Ed ecco arrivare per lei un colpo di fulmine: in breve si sposa e ha due bambine. Sandra è finalmente felice: ignora che ci sia lo zampino delle due zie e quindi si gode la felicità ritrovata. Ma la tragedia è dietro l’angolo! Il marito muore in un incidente e lei in preda alla disperazione prega le due streghe di riportarlo in vita. Esse si rifiutano: sarebbe una creatura oscura quella che tornerebbe dall’oltretomba e non più colui che lei amava. In quell’occasione Sandra scopre che il loro legame era solo il frutto di un incantesimo e si indigna con le zie: mai più si sarebbero dovute intromettere nella sua vita. In preda al dolore, prega la sorella di tornare da lei per aiutarla a riprendere in mano le redini della sua vita.
 Nicole torna e insieme raccolgono i frammenti della sua infelicità. Presto sarà la sorella minore però ad avere bisogno di lei. Infatti ha intrapreso una relazione con un uomo pericoloso che la picchia quando è ubriaco. In una di quelle tante notti di violenza, Nicole fugge e chiama la sorella che accorre. L’uomo però le raggiunge, le rapisce e quando sta per ucciderle, riescono a reagire e nella colluttazione, lui muore. Per paura delle conseguenze, le due sorelle portano il cadavere in casa delle zie e rispolverano il libro della magia: tentano quindi l’incantesimo proibito ma non sembra riuscire. Seppelliscono allora il corpo in giardino sotto una pioggia torrenziale. Il mattino successivo ecco spuntare un roseto selvaggio proprio in quel punto. Spaventate cominciano a sospettare che qualcosa non quadri. Le due zie sono fuori città, non possono chiedere loro aiuto e quindi sperano che tutto passi inosservato. In realtà pochi giorni dopo arriva un poliziotto che cerca proprio quell’uomo in quanto già ricercato per precedenti omicidi. Tentano di ricostruire una versione che possa reggere, ma presto è il cadavere stesso che si fa “ vivo”! ( come sono spiritosa!”). 
Trovano il suo anello e le sue scarpe in giardino e allora Sandra, che già ha un debole per il poliziotto, decide di confessare. Ovviamente lui non crede alla presenza dello spirito che le perseguita finché anche lui non viene aggredito e Nicole posseduta. Non resta che legarla ad una sedia e tentare un ultimo incantesimo che la liberi e distrugga definitivamente lo spirito malvagio. Le zie tornano e vogliono sbrogliare la matassa. Ma da sole non possono farcela! Quindi Sandra vince una lotta interiore: decide di accettare la sua strana famiglia e la sua natura di strega. Chiama le sue amiche che tanto la deridevano e ammettendo tutte le dicerie sul suo conto chiede un disperato aiuto per la sorella posseduta. Inspiegabilmente si presentano tutti con le scope e danno inizio al rito. Candele accese a iosa, disposte in circolo, con i bastoni delle scope incrociate per intrappolare il maligno e non farlo fuggire. Ripetono come un salmo la frase magica, si spengono tutte le candele, ma niente, Nicole resta in quello stato tremendo, prostrata sul pavimento in preda alle convulsioni. Allora la sorella, prende l’iniziativa e si getta nel cerchio, abbraccia violentemente la sorella e chiude gli occhi, si sparge un clamore di tuono, la stanza al buio si illumina e boom: cenere dappertutto! Il maligno è stato sconfitto: insieme lo spazzano via allegramente in giardino dove verseranno un pentolone di uno strano miscuglio bollente.
 Ecco! Che ne dite? Ho trovato il film molto debole, poco interessante, per nulla avvincente. Di magia poca e fatta male. Ma allora mi direte, perché ne parliamo?
 Per il finale. L’unica cosa interessante che ho trovato: non c’entrava un fico secco e forse è per questo che mi è piaciuto! Sandra e il poliziotto restano insieme:e fin qui! 
E’ il motivo che mi piace! Si scopre che lei, da piccola, avendo paura dell’amore, aveva fatto un incantesimo per gioco: si sarebbe innamorata solo di un uomo le cui caratteristiche erano inventante da lei stessa e per cui assolutamente assurde. Ciò le garantiva quindi che mai si sarebbe innamorata in quanto di certo non sarebbe mai esistito un uomo tanto strano. Ergo non avrebbe mai sofferto per amore! Aveva chiesto che quell’uomo avesse un occhio blu e uno verde, che portasse una stella sul petto, che cavalcasse al contrario e facesse le frittelle a forma di cactus. Ovviamente il poliziotto possedeva casualmente tutte queste caratteristiche. Lei allora gli confida che il loro amore è solo il frutto di un suo capriccio di bambina e che finirà in malora. E lui le risponde che tutti gli amori sono frutto di una magia tra due persone e che allo stesso tempo tutti gli amori possono finire. Ecco quello che mi è piaciuto di tutta questa accozzaglia di fandonie: che l’amore è come un incantesimo e che può svanire, ma che senza dubbio vale la pena di essere vissuto! 
Buon Halloween a tutti! :D




Alessandra Messina

martedì 30 ottobre 2012

Boo! Dolcetto o scherzetto?

Halloween è tra i più antichi riti celebrativi la cui origine risale alla notte dei tempi. La sua crescente popolarità anche in Europa, deriva dalla tradizione americana nella quale la notte di Halloween è la notte dei travestimenti e del famoso "Trick or Treat" (Scherzetto o Dolcetto).
 Il giorno dedicato ad "Ogni Santo" (in inglese All Saints'Day) aveva una denominazione antica: All Hallows'Day.
 Presso i popoli dell'antichità la celebrazione di "Ogni Santo" iniziava al tramonto del 31 ottobre e pertanto la sera precedente al 1° Novembre era chiamata "All Hallow-e'en ed infine Halloween.
La notte tra il 3 ottobre e il 1° Novembre era il momento più solenne di tutto l'anno e rappresentava per i Celti la più importante celebrazione del loro calendario ed era chiamata "la notte di Samhain". Tutte le leggende più importanti in cui si narrano cicli epici, grandi battaglie e si racconta di Re e Eroi, si svolgevano nella notte di Samhain. Per i Celti, che erano un popolo dedito all'agricoltura e alla pastorizia, la ricorrenza che segnava la fine dei raccolti e l'inizio dell'inverno era importantissima. I greggi venivano riportati giù dai verdi pascoli estivi, e le persone si chiudevano nelle loro case per trascorrere al caldo le lunghe e fredde notti invernali passando il tempo a raccontare storie e a fare lavori di artigianato.
 I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno (31 ottobre) Samhain, Dio della Morte, chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti, permettendo al mondo dei morti di unirsi al mondo dei viventi. L'usanza moderna di travestirsi nel giorno di Halloween, nasce dalla tradizione che i Celti avevano, dopo il rito dei sacrifici nella notte del 31 ottobre, di festeggiare per tre giorni mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per esorcizzare e spaventare gli spiriti. Vestiti con queste maschere grottesche ritornavano al villaggio illuminando il loro cammino con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui erano poste le braci del Fuoco Sacro. Nella tradizione celtica non esistono né diavoli, né demoni, tuttavia le Fate erano spesso considerate ostili e pericolose dagli uomini perché erano solite fare alcuni "scherzetti" agli umani. 
I Celti quindi, per guadagnarsi il favore delle Fate erano solite offrire del cibo o latte che veniva lasciato sui gradini delle loro case. 
E' proprio da queste leggende che ha origine il gioco del Trick or treat, nella quale i bambini travestiti con maschere e costumi "mostruosi" vanno di casa in casa, chiedendo dolcetti o qualche moneta. Se non ricevono niente, possono giocare un brutto scherzo ai proprietari di quella casa.
 Quando durante il I secolo i Romani invasero la Bretagna vennero a contatto con queste celebrazioni. Anch'essi il 1° novembre onoravano Pomona, la dea dei frutti.
 Con il passare dei secoli il culto di Samhain e di Pomona si unirono. Malgrado l'avvento del Cristianesimo queste tradizioni erano molto radicate nella popolazione e pur essendovi molte persone convertite alla Chiesa Cattolica, l'antico rito celtico-romano rimase. 
Visto che la chiesa non riusciva a sradicare questi antichi culti pagani, escogitò un tentativo di far perdere il profondo significato di questi riti. Infatti nell' 835 Papa Gregorio spostò la festa di Tutti i Santi dal 13 Maggio al 1° novembre, pensando così di dare un nuovo significato ai culti pagani.
 Tuttavia l'influenza nefasta del culto di Samhain non fu sradicata e per questo motivo la chiesa aggiunse, nel 10° secolo, una nuova festa: il 2 novembre, il giorno dei Morti, in memoria delle anime degli scomparsi che venivano festeggiati dai loro cari, che mascherandosi da santi, angeli e diavoli accendevano il falò.
 L'antico rito celtico del Fuoco Sacro sopravvive ancora in Inghilterra, dove il 5 novembre si festeggia il Guy Fawkes Day.



 Carmen Santorino

mercoledì 24 ottobre 2012

Il trionfo del cioccolato: I Totò

Ci avviciniamo giorno per giorno al 2 novembre,festa dei Morti o commemorazione dei defunti.
La cristianità primitiva era solita celebrare feste in onore dei Santi, come testimoniano gli scritti di Tertulliano e di Gregorio di Nizza (223–395 d. C.), ma solo le pagine scritte da 
Sant' Ephraem (morto nel 373 d.C.) danno una sicura testimonianza della "festa celebrata in onore dei martiri della terra" il giorno 13 maggio.
 La festa giunse a Roma nel 609 d. C., quando papa Bonifacio IV dedicò il Pantheon di Roma alla Vergine Maria ed a tutti i martiri. Nel tentativo di far perdere significato ai riti legati alla festa celtica di Samhain, nell'anno 835 Papa Gregorio Magno spostò la festa di Ognissanti dal 13 maggio al primo novembre. La stretta associazione con la commemorazione dei defunti, celebrata il giorno successivo, fu istituita solo nel 998 d. C.: l'abate Odilone di Cluny diede disposizioni per celebrare il rito dei defunti dopo il primo novembre e in memoria dei cari scomparsi ci si mascherava da santi, da angeli e diavoli e si accendevano falò. Fu Papa Sisto IV, nel 1474, che rese obbligatoria la solennità in tutta la Chiesa d'Occidente.
 Nella tradizione popolare, le anime dei defunti tornano dall'aldilà ed i dolci dei morti simboleggiano i doni che portano dal cielo e, contemporaneamente, l'offerta di ristoro per il loro viaggio.
 Un modo per esorcizzare la paura dell'ignoto e della morte. È consuetudine nel giorno dedicato al ricordo dei defunti visitare i cimiteri locali e portare in dono fiori sulle tombe dei propri cari. In molte località italiane è diffusa l'usanza di preparare alcuni dolciumi, chiamati infatti dolci dei morti, per celebrare la giornata.
 In Sicilia durante la notte di Ognissanti la credenza vuole che i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini.
 Ma da cosa nasce questa tradizione? 
"Si narra che moltissimi anni fa un padre lasciò la propria casa per andare a lavorare altrove, visto che in paese non c'era abbastanza lavoro per sfamare una famiglia con quattro figli. Quando quello più piccolo si ammalò a causa di una malattia a quei tempi incurabile, la mamma fece arrivare la notizia al padre il quale fece immediatamente ritorno a casa. Non potendo permettersi una carrozza, decise di viaggiare a piedi, anche di notte, per arrivare al più presto a casa e poter pagare, col poco denaro rimastogli, le costose medicine. Durante il suo cammino, si trovò a passare dal cimitero del paese proprio nel giorno del 1° novembre. Ricordando il padre defunto, ne approfittò per fargli visita. Era già buio e quasi notte, e mentre pregava sulla tomba del congiunto perchè questi vegliasse sul nipotino morente, trovò un soldatino di legno sulla lapide della tomba e, senza esitare, se lo mise in tasca pensando di donarlo al piccolo in cambio di un sorriso. Quando a notte fonda arrivò a casa, abbracciò i suoi figli, la moglie e in particolar modo il suo piccolo malato, mettendogli in mano quel piccolo giocattolo trovato al camposanto sulla tomba del nonno. Era la notte del 1° novembre. Il bambino continuò a dormire col suo giocattolino stretto al petto, ma appena il sole illuminò la sua finestra, nel giorno del due novembre, egli si alzò e cominciò a correre per casa svegliando tutti, ridendo e cantando. Quel pupazzetto fece il miracolo. Ricordando ogni anno questa bellissima storia, ecco perchè i siciliani acquistano giocattoli ai propri figli e nipoti proprio nella notte del 1° novembre come tradizionale augurio per farli crescere in buona salute, facendo loro credere che i benefattori siano stati i parenti dall'aldilà."
 A Siracusa, come in tutte le città siciliane,è possibile reperire giochi e dolci nella così detta Fiera dei Morti nel centro storico di Ortigia, ospitata nello spiazzale compreso tra Piazza delle Poste e Piazza Pancali dal 29 Ottobre al 2 Novembre. I dolci quindi sono una parte importante della festa,fanno parte, soprattutto loro, della nostra tradizione.
 I dolci tipici della Commemorazione dei Defunti sono i Totò, diminutivo siciliano del nome Salvatore. Potete chiamarli Bersaglieri,se siete originari di Catania,Taralli Siciliani, se siete di Trapani ma sempre di totò,come li chiamiamo noi a Siracusa si tratta. Un vero attentato alla nostra linea ma che come tutte le nostre squisite pietanze non possiamo fare a meno almeno assaggiare per i più scrupolosi,spazzolare,per il resto dei golosi.
 Ecco a voi la Ricetta: Il procedimento è semplicissimo ma ha ottimi risultati.
 Ingredienti 500 gr di farina “00”;  250 gr di latte 200; gr di zucchero 120 gr cacao amaro;  2 uova 20 gr ammoniaca per dolci;  60 gr di burro fuso cannella 50 gr miele. Per la glassa 600 gr di cioccolato fondente 


Procedimento:

Sbattete le uova con lo zucchero,unite latte,farina,cacao,ammoniaca,un cucchiaio di cannella, il miele e amalgamate bene il tutto. Nel frattempo accendete il forno a 180° preparate una teglia con carta da forno e con l'aiuto della sacca,l’impasto infatti sarà morbido,iniziate a disporre ben distanziati l'uno dall'altro, delle piccoli noci. Infornate per circa 10 minuti e continuate sino ad esaurimento dell'impasto. Preparate la glassa, io ho fatto sciogliere il cioccolato a bagnamaria cui ho aggiunto un cucchiaino di olio. Iniziate a prendere i biscotti intingete ogni singolo biscotto nel cioccolato, lasciare asciugare e servite. 
 A me personalmente piacciono moltissimo,e ricordano le serate in cui da bambina, aspettavo il mio regalo,portato dall’ormai defunti nonni,e stranamente questo pensiero non mi dava timore ma anzi mi infondeva l’idea che i miei cari mi proteggessero e in qualche modo vegliassero.


Mariapia Randazzo






sabato 20 ottobre 2012

M e M : Moda e Make up: Aiutooo il cambio di stagione!!!!

Cari lettori volevo dare finalmente il via ad una nuova rubrica che nasce dall'idea di condividere con più persone possibili la passione per la Moda & il Make up; quindi colgo anticipatamente l’occasione per esortarvi ad essere partecipi con i commenti e suggerimenti qualora l’argomento della rubrica sia di vostro gradimento; con molto piacere accoglierò i vostri consigli anche relativi agli argomenti da trattare nei prossimi articoli.


 Aiutooo il cambio di stagione!!!!

 Siamo ormai in autunno inoltrato nella cosiddetta “stagione delle piogge” ma noi siciliani possiamo affermare che solo da qualche giorno respiriamo aria di freschezza nonostante l’alto tasso di umidità. 
A riguardo potremmo mettere in risalto due modi di pensare perfettamente contrastanti, da una parte ci sono persone avvolte da uno stato di tristezza, angoscia, inquietudine dovuto al termine dell’Estate (che ahimè spero non sia del tutto finita, in modo da poter godere ancora del nostro caloroso sole) così calda, luminosa, solare al punto che se ti sei già svegliato con l’umore sotto i piedi, affacciandoti dalla finestra ti passa tutto e affronti la giornata con il sorriso; mentre dall’altra c’è una moltitudine di persone che ama sentire il rumore della pioggia, il profumo della terra bagnata, quelle sfumature di grigio che caratterizzano il cielo in una giornata piovosa. Sulla base di tutto ciò, carissimi amici vi ricordo che, nel caso in cui non l’aveste ancora fatto, è arrivato il fatidico inevitabile ma per molti atteso CAMBIO DI STAGIONE!!!!! 
Per me personalmente è traumatico, togliere dall’armadio e dai cassetti quelle magliettine, top, abiti, gonnelline e shorts così leggeri da indossare che ti lasciano liberi nei movimenti, per inserire quei maglioni, giacconi e altri indumenti così ingombranti che a volte ti fanno sentire talmente goffa che preferiresti non uscire di casa.
 E allora come affrontare questo momento? 
 Penso che il primo passo dovrebbe essere quello di armarsi di buona volontà, un po’ di ottima musica e dare poi il via alla missione.Fin qui credo sia tutto abbastanza semplice.
Seconda fase aprite l’armadio e i cassetti, svuotateli di tutti i capi e poneteli su un’ampia superficie, come il letto ,vi consiglio di  rifarlo prima, altrimenti rischierete di perdere top vari sotto lenzuola e copriletto.
Guardando però tutti quei vestiti sicuramente sorgeranno delle domande: “ Ma questa maglietta l’ho mai indossata? Va ancora di moda? E questi pantaloncini da dove sono sbucati? E perché non ho ancora messo via quell’abito del “ 1915 – 1918” ? ".
Occorre quindi prendere una grande busta o scatolone ,di cartone o le ormai moderne scatole in plastica che trovate in qualsiasi negozietto economico,da riempire successivamente con gli indumenti che pensate di non indossare più o semplicemente per aumentare lo spazio nel vostro armadio.
Vi suggerisco, prima di mettere via dei capi che magari potrebbero ritornarvi utili, di selezionare quelli che siete certi di non indossare e a quel punto anziché buttarli unite l’utile al dilettevole, portateli alla Caritas o magari a famiglie o persone che ne hanno di bisogno o per chi ne fosse davvero esperto, magari con capi che sono del tutto nuovi che avete messo pochissime volte e che non potete più indossare per via della taglia o semplicemente perché non vi piace più, vendere tramite siti internet.
Questa è diventata una vera e propria tendenza, infatti lo “swapping”, parola dal suono simile al termine “shopping” ma dal significato ben diverso, sta proprio ad indicare uno scambio, un baratto, un dare in cambio, che non solo ti consente di fare un risparmio economico, di ridurre gli sprechi negli acquisti ma anche di riscoprire valori che vengono a volte messi del tutto da parte come l’essere solidali e sociali.
Nasce addirittura un marchio “Atelier del Riciclo” che identifica nuovi modelli di negozi dove si possono barattare non solo gli abiti ma anche accessori moda o di semplice arredo per rinnovare il proprio guardaroba e la propria casa.
 Arriviamo così alla terza fase, dopo aver dato un’approfondita pulita al vostro armadio e ai rispettivi cassetti, potete mettere in ordine tutto l’abbigliamento più o meno pesante per affrontare queste giornate dal clima alquanto altalenante ma che sicuramente diverrà sempre più freddo con l’avvicinarsi dell’inverno. 
Per non allontanarvi troppo dalle collezioni di moda autunno 2012, navigando qua e là in vari web di stilisti mi sembra che quest’anno si batta molto sui colori di abbigliamento quali nero, grigio, rosso, blu, vinaccio, verde, giallo, arancione e viola con tutte le loro relative sfumature. Perciò cari amici per quest’anno non preoccupatevi perché c’è moda per tutti, per gli appassionati degli abiti e completi colorati e non. 
Concludo augurandovi un intelligente e divertente cambio di stagione.



 Anna Fazzina